www.rootshighway.it - September 3, 2007 - 3 out of 5 stars
Esiste una parola in inglese che descrive perfettamente la musica di Jason Plumb: "lush", ovvero rigoglioso, ridondante, anche, forse soprattutto, in termine dispregiativo, almeno nel campo musicale. Non è sempre stato così e non lo è senz'altro nel caso di questo autore canadese di Regina, regione dello Saskatchewan: lui stesso non sembra vergognarsene affatto ed anzi rivendica un songwriting figlio di certa canzone pop degli anni '70, ballate lussuose che al suono elettrico della sua band, The Willing, accostano volentieri gli archi (violino, viola e violoncello) di una orchestra denominata per l'occasione Broken Heart Strings.
Si dischiude proprio sulle note fluttuanti degli archi Beauty in This World: la title track si trascina appresso una melodia zuccherosa ed una cura delle armonie vocali che traccia un solco invalicabile per l'apprezzamento della musica di Plumb. Addentrarsi nel suo universo significa anche sbarazzarsi di qualche preconcetto, a cui il vostro stesso recensore non è immune, e lasciarsi condurre da una deliziosa sequenza di romaticherie elettriche. Perché l'anima di Jason Plumb and The Willing non è per nulla asservita ad una pop music vuota ed irritante, accampando invece una nobiltà che sembra essersi persa per strada. È quella che affiora nella malinconia struggente di Seems to Me, nelle sofisticate digressioni soul di I Do, e viene infine sublimata nella riproposizione di accurate e pressochè sconosciute cover, ripescando ad esempio una Skyhigh della band australiana Jigsaw e la Hope She'll Be Happier di Bill Withers.
Già protagonista di una lunga stagione musicale con i Waltons, band di impostazione più tradizionale e folkie, Plumb ha preso la via solista producendosi in proprio e ricavandone un suono adulto, davvero lussureggiate. Questo l'effetto raggiunto con l'ausilio dei Willing, in cui spiccano le chitarre di Cody Gamracy e Dan Silljer nonché il piano di Jeff McLeod, band che mantiene un tono mainstream rock e non disdegna di tracciare alcuni singoli accattivanti, tra cui si segnalano Starlight Starbright, Drive, All You Can Stand e l'irresistibile Protest Song. Materiale che non sfigurerebbe se collocato sulla direttrice Wallflowers/ Counting Crows: l'impasto fra voci e chitarre, la cura dell'insieme, l'appeal radiofonico e il cuore classico di queste ballate rock sembra possedere un simile afflato nella scrittura. Questo senza ingigantire le qualità di Plumb, che ad un tono limpido, assolutamente adatto al genere affrontato non contrappone una altrettanto valida parte lirica, a tratti troppo compromessa con la banalità. Capita insomma che la situazione gli sfugga di mano, che i suoi dichiarati favoleggiamenti pop lo spingano
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